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07/05/17

Fedez, Ferragni e il matrimonio social

Amati, odiati, imitati, denigrati ma mai ignorati...oggi più che mai!


E' sulla bocca di tutti la romantica proposta di matrimonio che il rapper Fedez ha fatto alla instagrammer più celebre d'Italia, Chiara Ferragni. L'Arena di Verona ha fatto da incantevole scenario alla dichiarazione del cantante, che seguendo alla lettera la tradizione, si è inginocchiato porgendole lo scintillante anello. Imprevedibile scelta per un personaggio che da sempre si schiera contro il sistema, evidentemente i vecchi rituali continuano a piacere anche agli apparenti anticonformisti.



Possiamo raccontarcela quanto vogliamo, fare i superiori, guardare con finto sdegno i momenti privati spiattellati in eurovisione ma... tutte, sono certa, tutte per un attimo abbiamo sognato di essere in quel tubino nero scintillante, davanti a milioni di persone e ricevere cotanto anello. Non dite le bugie! Non dico che tutte avremmo voluto Fedez davanti ma la fiaba piace a tutti.
In una società che ci regala solo strazio e pena ogni tanto una bella favola fa piacere sentirla raccontare.

Da parte mia, inguaribile romantica e wedding planner di vecchia data, non posso che fare i miei più grandi auguri alla coppia.
Aspettiamo con ansia l'evento più social del 2018!

18/12/16

X Factor 10: litz dixit

Lo scorso giovedì si è conclusa la decima stagione di X Factor che ha visto trionfare il gruppo dei Soul System: non posso non dedicare un post al talent show più glam d'Italia che seguo fin dai tempi di Morgan, Maionchi, Ventura.

Conclusa la trasmissione è tempo di tirare le somme e dare qualche pagella.



Partiamo dalla giuria che la produzione, sperticandosi in un anno di promozioni, ha pensato di "impreziosire" con un elemento straniero per sostituire Mika: ovviamente parlo di Alvaro Soler (Alvàro mi verrebbe voglia di dire, come ha freudianamente pronunciato il conduttore Alessandro Cattelan!), che già in fase booth camp ha perso metà dei sui simpatizzanti portando ai live gente come Les Enfantes (che probabilmente piacevano a lui e alle mamme dei membri del gruppo...già metto in forse il voto degli zii). Soler è arrivato nel programma preceduto dalle invadenti quanto logore note della sua Sofia, caricato dal finto sex appeal sapientemente cucitogli addosso da stylist e produttori dei suoi video e portato in parata dalla celebre esterofilia della media degli italiani.
Nelle audition la realtà ha avuto la meglio: la sexy pop star ha lasciato il posto al boy scout fintamente buonista dalla scarsa cultura musicale (ricordo l'assegnazione di The rhythm of the night che parla da sola), che il fiuto per il talento non sa che cosa sia e che lo humor l'abbia ereditato dalla parte tedesca della sua famiglia. Ai live Soler è arrivato già con una band in meno rispetto a quelle scelte, sostituita proprio da Soul System, si è barcamenato tra commenti superflui e assegnazioni discutibili e ha lasciato che un'altra band lo abbandonasse a metà del cammino (i Daiana Lou). Poi "la pietra scartata dal costruttore" è stata l'ultima ad andarsene e riesce malgrado tutto a vincere grazie al talento e al carisma dei Soul System. La vittoria non lo salva dalla nostra delusione e il litzometro va a


Risolleviamoci con l'altra new entry al tavolo della giuria: Manuel Agnelli è il vincitore morale di X Factor 10, in generale nella carriera ha riscosso più approvazioni parlando che cantando, ha regalato al programma belle assegnazioni (forse un po' troppo di nicchia quelle delle prime puntate), ha saputo valorizzare i suoi cantanti e ha aiutato tutti i concorrenti con i suoi giudizi appropriati. Nello show forse troppo presto ha perso una dei suoi concorrenti, Silva Fortes e Manuel è rimasto in gara con Andrea (che sinceramente non ho apprezzato molto ma è comunque arrivato a presentare l'inedito) ed Eva, che detiene il mio personalissimo premio della migliore esibizione di questa edizione. Con Senza fine di Gino Paoli, l'orchestra live sospesa sulle altalene e la magistrale scenografia di Luca Tommasini, Eva mi ha catapultata dalla poltrona dell'X Factor Arena in un mondo onirico fatto di note, colori e ricordi. Voto per Manuel Agnelli



Veniamo al ritorno di Arisa, il giudice reso celebre dall'affermazione gridata "Simona sei falsa!" che già dimostrava la debolezza dei suoi nervi e che avrebbe dovuto far riflettere un po' di più su una sua richiamata. La cantante lucana si è inimicata buona parte del pubblico ai booth camp,  scartando cantanti di grande talento e portando agli home visit un gruppo di ragazzi che è riuscito ad imbarazzare pure la mitica Patty Pravo che con Arisa ha assistito alle performance del grattacielo San Paolo di Torino. Ai live l'unico giudice donna si è presentata ubriaca quasi a dimostrare ulteriormente la sua paura del confronto con il resto del tavolo dei giurati. Credo che Arisa sia una brava cantante, una persona onesta e di cuore  ma che con la "figosità" (come dice la mia amica Lia) del programma non ci azzecca niente. A peggiorare la sua condizione una cultura musicale non troppo approfondita che è emersa più volte con tentativi falliti di insabbiamento alquanto imbarazzanti (v. citazioni . Come correttamente Agnelli le ha rimproverato: l'ignoranza di certi brani da parte del pubblico ci può stare ma da parte di un giudice di un talent musicale non è accettabile perché dovrebbe prepararsi al live leggendo la scaletta in anticipo. I cantanti portati in gara da Arisa erano più caricature che artisti, l'unico normale ce lo siamo perso al primo live con una canzone che adoro di Raphael Gualazzi (Quello che resta del sole). Tralascio ogni giudizio su Fem e mi soffermo su Loomy che ho apprezzato per la genuinità e per la dedizione verso il mestiere, altra cosa è l'X Factor.  Detto questo mi è spiaciuto molto vedere Arisa fischiata e derisa, derisa soprattutto dai colleghi che davanti ad un pubblico così accanito avrebbero dovuto difendere un collega, certo che però è difficile schierarsi con i più deboli rischiando di perdere una piccola percentuale di popolarità. Voto per Arisa 5...perché perdere le staffe così tanto non ci sta ed essere scurrili in televisione non va mai bene ("#suca").

Ed ora torchiamo l'idolo delle teen agers, il testimonial vivente del suo tatuatore, il rapper imborghesito Fedez. Lo ammetto, anch'io subisco un po' il suo fascino (fino a quando è seduto...) e la sua abilità di giocare con le parole ma al terzo giro di X Factor le verità vengono a galla e la sua sete di apparire inizia a disturbare un po'. Tuttavia credo che al tavolo dei giudici Fedez abbia trovato la sua dimensione: anche se i commenti sono scritti in anticipo rispetto al live, restano (quasi) sempre appropriati  e costruttivi. Anche il fiuto per il talento non manca nel rapper di Milano tanto che è arrivato alla finale con 2 cantanti perdendo per strada la sua scommessa "classica", Caterina.
A far parlare molto della squadra ha contributo Rochelle l'appariscente rapper dal fisico statuario che ha fatto sperare nelle detrattrici della Ferragni (celebre blogger modaiola compagna di Fedez) in una liaison amorosa col giudice. Pettegolezzi a parte la concorrente ha affrontato il talent con mestiere dimostrando di essere una brava e originalissima interprete. Al secondo posto si è classificata la terza concorrente di Fedez, Gaia, giovane cantante dal timbro graffiante che ha vissuto l'esperienza televisiva con la spensieratezza dei suoi anni.
In fin dei conti anche quest'anno il rapper ha riscosso successo anche se la tua stella sta iniziando a perdere lucentezza. Voto del litzometro

In generale lo show mi è piaciuto ancora tanto e non dimostra i suoi 8 anni, dal vivo è uno spettacolo grandioso, da guardare in tv è una trasmissione piacevole e condotta con freschezza da un Alessandro Cattelan che si dimostra sempre più disinvolto e a proprio agio nelle vesti di presentatore/moderatore. Va comunque ricordato che buona parte del format in Italia è tenuto in piedi da un Luca Tommasini che anno dopo anno, live dopo live stupisce e coinvolge sempre e comunque.

Voto complessivo di X Factor 10...7, perché lo show è bello ma il team dei giudici è un po' tutto da rivedere!






30/05/16

Ristorante ESSENZA a Milano

Ho fatto la conoscenza del ristorante Essenza grazie alla classifica dei migliori ristoranti di Milano firmata da Fine Dining Lovers (San Pellegrino) che lo colloca niente meno che in settima posizione.

Chi pone la firma sui piatti in questo piccolo locale di 36 coperti in via Marghera è Eugenio Boer, che purtroppo non conoscevo e al quale chiederò scusa con la mia modesta recensione. Lo chef Boer ha da soli 2 anni aperto questo ristorante dopo diverse esperienze in città: all'Essenza lo chef ci è andato, torna a prenderci e ci accompagna tutti a scoprire veramente l'origine delle cose. La summa di questa filosofia la si raggiunge nel piatto che nella mia testa rimarrà scolpito per tutta la vita: "RADICI!".
Una selezione di tuberi eccezionali semplicemente marinati e serviti crudi in coloratissme lamelle dal sapore antico e inedito.

Andiamo però in ordine e lasciate che vi racconti la mia esperienza all'Essenza ;)

Accolti all'ingresso da un giovane maitre di sala che si colloca a metà tra un hipster, un gagà e un rodato maitre di altri tempi ci mettiamo a nostro agio in un ambiente semplice, curato senza eccessi e senza uno stile molto definito. Un ambiente maschile, scanzonato, piacevole. Il nostro tavolo si trovava vicino alla grande parete/finestra che si affaccia nel piccolo cortile interno dove trovano posto alcuni tavolini per i fumatori in inverno e forse per qualche coperto in più in estate.

Dopo aver consultato il menù e scambiato qualche divertente battuta con il maitre scegliamo il percorso di degustazione più affine ai nostri gusti e attendiamo pochi minuti prima che lo spettacolo prendesse il via.

Si parte con una presentazione delle origini dello chef Boer fatta tramite monoporzioni: madeleine al pesto e taggiasche in onore della madre ligure/francese; polpette impanate di mousse di carne, capaci di far convertire qualche vegetariano, per ricordare il padre olandese; una cialda gialla croccante di riso con una crema di parmigiano per ricordare il maestro Marchesi; macaron di cuore e fegato di piccione con cialda al cacao in ricordo del periodo toscano dallo chef Trovato; tartare di salmerino per rendere omaggio all'Alto Adige e al suo faro gastronomico Norbert Niederkofler.





Vi starete chiedendo come ho fatto a memorizzare tutto quando il simpatico maitre ha snocciolato tutte queste nozioni? Semplice...non ho memorizzato, ho solo esultato durante l'assaggio e ripassato le info sul web!

Arriviamo alla summa del concetto di Boer con Radici: una selezione di tuberi e rizomi dall'incredibile sapore concreto, fatto da barbabietola, topinambur, rapa, patata, rapanello marinati con una semplice salsa all'acetosella. Ragazzi, solo questo piatto vale il biglietto. Penserete, per così poco? Beh per fare un piatto così, scusatemi il termine, ma ci vogliono le palle! E non sto parlando di azzardi assurdi di abbinamenti ma di coraggio e fiducia nelle proprie materie prime e nella spasmodica caccia all'essenza per ritrovare le nostre radici...



Segue il "piatto gigione" che con me è un invito a nozze (ogni riferimento al mio lavoro è casuale ;) ): tagliatelle di seppia grigliata su crema di piselli...ADOROOOOO!


La primo primo piatto è un semplice quanto coloratissimo trittico di ravioli al nero di seppia con ricci di mare su passatina di patata. Ottimo senza eccessi.







Il secondo primo piatto ci ha lasciati senza parole, ha fatto sì che l'indomani io ne desiderassi una porzione a pranzo, ha sbalordito i miei sensi e fatto crollare qualche certezza: TAGLIATELLE "LIÈVRE À LA ROYALE". Un classico di Ducasse che incontra le italianissime tagliatelle fatte da farina, uova, cioccolato e un po' di liquido del civet (una specie di ragut al vino rosso), condite con una lepre sfilacciata precedentemente cotta in oliocottura mantecata con fois gras e aceto e variegata con la bronoise di sedano, carote e cipolle. Dopo un primo schiaffo alle vostre papille gustative amerete questo piatto!










Sul secondo piatto mio marito ed io ci siamo divisi scegliendo due strade diverse: la mia che come spesso accade porta al mare verso una triglia che purtroppo essendo venuta dopo le tagliatelle è un po' passata via velocemente; poi il sentiero circondato di fiori ed erbe ha portato sulla tavola uno scrigno che celava un perfetto filetto al profumo di primavera in quota.



Dopo una piccola pausa meditativa ecco che ci viene servito "SUD": un ricordo dei 7 anni trascorsi dallo Chef in Sicilia che raduna i must della regione come pistacchi e mandorle in forma di crumble, polvere di caffè, zeste di arancia, cioccolato di Modica (ovviamente) e capperi disidratati, fritti e canditi. Buono!



Come dessert decido di provare ad allegerirmi con un dolce a base di mandarino in diverse forme e interpretazioni che si è rivelato esattamente come lo desideravo.



Con il caffè un trionfo di alzatine e colori primaverili per accompagnare tante piccole ed eccellenti friandise che chiudono degnamente un'interessante quanto stupefacente degustazione.

Purtroppo lo chef non è passato a fare due parole al nostro tavolo...peccato! Spero ci sia presto una seconda occasione.

Arrivederci all'Essenza!

16/04/16

MILANO FUORISALONE: il meglio ....cap 2




Per chi sa che cosa sia il Fuorisalone sa anche che da qui è incominciato tutto: Zona Tortona - Milano.
Nel mio girovagare tra installazioni, artisti e designer non potevo non farmi un giro nella terra d'origine degli eventi del Fuorisalone, ecco quindi che la mia settimana si conclude in via Tortona. Visitare tutte le location è stato impossibile anche perché alcuni luoghi che ho incontrato mi sono piaciuti a tal punto da prendersi buona parte del mio tempo.

Parto con lo showroom di un'artista posto al quinto piano di un palazzo, che mi ha conquistata fin dall'ingresso al piano terra con un furbo quanto insolito photo booth che richiama i visitatori e li convince ad affrontare la scalata in ascensore in mezzo a flotte di variopinti giovani curiosi. #DCHILLINDRO


Sto parlando di DANIELA DELLA VALLE un'artista italo-germanica che ha deciso di mordere l'arte in  tutte le discipline e il risultato in questo showroom è un mondo onirico molto affine al mio mondo total white del matrimonio. Magari non proprio adatto a tutte le coppie ma sicuramente perfetto per quelle spose che amano l'originalità, il richiamo a qualcosa di antico e che ovviamente si vogliono distinguere!




Il cammino continua e incontriamo una delle location per eventi più belle della città: il MAGNA PARS. Le grandi dimensioni e la modularità della struttura celano e rivelano numerose realtà: bagni retrò di fiori, il barber shop che è ormai sulla cresta dell'onda e poi i profumi di altissimo livello che caratterizzano olfattivamente le suite del Magna Pars Hotel. Non ultimi i nuovi sistemi per biciclette che consentono di ritirare e riordinare in modo intelligente la vostra due ruote e tutti i suoi accessori




Dopo il Magna Pars, in direzione SUPERSTUDIO, tappa obbligata in un incredibile negozio di coloratissimi cerchietti. Ed ecco che una delle mie accompagnatrici prova il top dell'offerta!


Sulla rotonda di via Tortona Tommi Hilfiger ha installato "AN ISLAND IS A STATE OF MIND" e l'altra mia piccola accompagnatrice non ha potuto non godersi un'assolata pausa dal caos cittadino


Ecco che finalmente arriviamo nei Superstudio e qui le attrattive sono infinite, l'atmosfera che si respira è di voglia di scoperta e divertimento. All'esterno meritano di essere citati l'albero luccicante fatto di numerosi pendenti di materiale plastico, le Chesterfield di erba vera stabilizzata e l'esposizione di carte da parati e materiali da rivestimento da parete tutti da toccare.

                                 
foto La Stampa

All'interno è imperdibile l'allestimento realizzato da CITIZEN... un ambiente quasi spaziale realizzato in un grande atrio nero arredato da soli fili trasparenti nei quali sono stati inseriti centinaia di migliaia di ingranaggi di orologi. Complici i giochi di luci e gli effetti sonori ciò che risulta è una sensazione di grande impatto, sicuramente indimenticabile. Qualcosa di simile all'alveare di EXPO. Forse meglio.


Altro allestimento divertente e di grande impatto è quello realizzato da SUNBRELLA ... parasole modulari e personalizzabili. Carino soprattutto lo spazio espositivo e il photo booth! #sunbrellacanoby







Se amate l'interattività partecipate al concorso di HAND STUDIO che con il suo tavolo ricaricabile vi consente di esprimere le vostre doti artistiche colorando la lettera che preferite con l'aiuto di uno stencil di metacrilato. La mia pupa ha ovviamente partecipato e sostiene di aver vinto!

                                            




Il mio giro è quasi concluso ma come tutti gli anni non perdo l'occasione di andare a visitare lo spazio espositivo del grande artista Alik Cavaliere che si trova in via De Amicis n. 17, quest'anno si intitola POLVERE ed è caratterizzato da un percorso di petali blu...ovviamente scolpiti nel metallo come le sue sculture. Meritano la visita le opere, il giardino e il dolcissimo fac totum della location. Complimenti come sempre!





14/04/16

A Milano per i FUORI SALONE: il meglio da vedere...cap 1


E' il terzo giorno di esposizione e nel mio girovagare cittadino per i FUORISALONE penso di poter iniziare a tirare le fila del discorso raccontandovi ciò che secondo il mio punto di vista vale la pena vedere.

Partiamo da zona Sant'ambrogio dove come tutti gli anni merita una visita uno degli showroom più belli di Milano: sto parlando dello SPAZIO ROSSANA ORLANDI in via Bandello.



Qui troverete il sempre adorabile cortile interno colmo di dettagli da scoprire dove potrete anche prevedere una pausa mangereccia dato che è attivo un piccolo temporary restaurant. 


Nota dolente per me quest'anno è il passeggino a causa del quale non ho potuto visionare tutto. Tuttavia ho comunque potuto prendere spunto per una sedia dedicata a ospiti poco graditi... e per un'originale luce dedicata a chi ama scirvere

 


Fuori dallo spazio una ditta presentava un progetto di allestimento di ingresso...in un furgone! Geniali...

Proseguendo verso Sant'Ambrogio si incontra un altro spazio espositivo sempre interessante e si tratta del DOUTDESing dedicato ai designer under 35. Qui ho potuto vedere varie cose interessanti: dalla serra innovativa per la coltivazione in città al portavaso che dona alla pianta la giusta luce per sintetizzare il nutrimento, dal remo che pagaiando raccoglie i dati di acqua e fondali al frigorifero intelligente dal design funzionale.


La tappa in via San Vittore 49 è obbligatoria anche per vedere EAT URBAN: un giardino allestito con vari motocarri più o meno vintage che offrono cibi da passeggio di varie nazionalità.

 


Arrivando in Sant'Ambrogio, nell'attesa che domani inizi la mostra mercato dedicata a fiori e piante ho avuto modo di conoscere una bella realtà: RIVELAMI, una società che ha creato una collezione di sedute da esterno utilizzando vele nautiche, dalle quali i prodotti ereditano importanti caratteristiche come l'essere anti-muffa.

Cambiamo zona e spostiamoci nel BRERA DESIGN DISTRICT dove nella marea di eventi che ho incrociato ricordo alcune installazioni e alcune cosette divertenti: il tostapane che fa i dispetti, delle luci che diventano ciò che vuoi, le teiere che "versano" musica, il vecchio librone che diventa digitale 3D...




Il vero spettacolo arriva poi con i lampadari di Baccarat che hanno illuminato lo splendore dell'accademia di Brera con una festa pazzesca alla quale purtroppo non ero invitata...peccato!



Tappa obbligatoria per l'ORTO BOTANICO perchè anche solo la location merita di essere visitata ma dove troneggia un bellissimo progetto di palestra outdoor da suggerire a molte amministrazioni comunali (a partire da quella del mio paese!)




Per ora il mio voto dell'edizione 2016 del FUORISALONE è...

A domani per la recensione di via TORTONA!