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28/10/16

Primo convegno Le Soste...potevo mancare?

La mia sconfinata passione per l'alimentazione, il cibo e la ristorazione mi ha portata negli scorsi giorni a Milano per seguire il primo convegno dell'associazione Le Soste dal titolo "Alimentazione tra salute e piacere".



Nella bella e centralissima cornice del Palazzo Giureconsulti sono state organizzate due giornate di incontri, la prima dedicata agli aspetti scientifici che legano la nostra salute al cibo e la seconda invece riservata al marketing dell'alimentazione.

Ciò che mi è "rimasto" delle tesi dei relatori del primo giorno (dott. Andrea Pezzana dell'ospedale Bosco di Torino e il prof. Maurizio Fadda della Citta della Salute e della Scienza di Torino) sono alcuni concetti legati alle origini, e agli aspetti sociali e salutari del cibo:

- La nuova era dell' ANTROPOCENE = ovvero la nuova era geologica in cui viviamo che per la prima volta dalla formazione della mondo determina la creazione di una stratificazione terrestre completamente generata dall'uomo. Come tale essa è composta dai nostri rifiuti, in primis le plastiche che entrano inevitabilmente nei cicli produttivi dei vegetali che vengono via via sempre più contaminati.
- La triste constatazione che le popolazioni delle zone degradate hanno un'altissima concentrazione di obesità e diabete, dovuta alla diffusa ignoranza cavalcata dalle grandi industrie alimentari. In generale ci sono più obesi che malnutriti!
- L'incredibile correlazione tra la piramide alimentare consigliata dall'OMS e la sostenibilità della produzione degli alimenti (gli alimenti da consumare in quantità maggiore sono più sostenibili di quelli da fruire più raramente)
- L'origine della nostra attrazione verso i cibi grassi e dolci, che deriverebbe dalla nostra atavica ricerca di cibi più nutrienti e potenzialmente meno pericolosi per sopravvivere. Oggi in realtà i cibi che fanno meglio al nostro organismo sono proprio i loro opposti, l'amaro e l'acido!
- L'aspettativa di vita è aumentata ma l'aspettativa di vita sana si è abbassata: viviamo di più ma ci ammaliamo di malattie croniche prima. Per colmare questo gap incide in parte la genetica, in parte l'ambiente ma soprattutto l'alimentazione.
- E' un dato di fatto che la restrizione calorica accresca l'aspettativa di vita (anche le religioni più antiche lo avevano compreso e predicato con i digiuni).
- Siamo un sistema complesso, isolare i principi nutritivi non porta necessariamente la loro assimilazione: la conseguenza è che gli integratori alimentari sono quasi totalmente inutili.



Giustissima è stata la considerazione di Stefania Moroni (Il luogo di Aimo e Nadia) che ha fatto presente che i concetti espressi dovrebbero essere divulgati soprattutto tra chi il cibo lo dispensa quotidianamente come i cuochi di ospedali e scuole.

Il secondo giorno di convegno apre con il botto: un Oscar Farinetti in grande forma che senza neppure un appunto ha snocciolato dati e cifre su biodiversità e dati export da capogiro. Il fondatore di Eataly ha riassunto in 4 punti i primati italiani che stiamo drammaticamente dimenticando perdendo occasioni cruciali:
1. Siamo universalmente riconosciuti come il paese più bello del mondo
2. Siamo il paese che al mondo ha il maggior numero di biodiversità
3. La domanda mondiale di cibo di qualità si rivolge alla cucina italiana
4. Abbiamo la cucina più salutare al mondo
Malgrado tutto ciò esportiamo metà dei nostri cugini francesi a causa della distribuzione disorganizzata o del tutto assente.
Le soluzioni sono da cercare nei nostri primati, valorizzando sempre i nostri prodotti all'estero e coltivando solo eccellenze delle nostre biodiversità.
Il problema più grande è che siamo "biodiversi nella testa" quindi non riusciamo a fare network per far fronte coeso all'esterno...




Pietro Leemann ha poi parlato della cucina di cui è ormai il massimo esponente: la cucina vegetariana, interpretando la sua stretta correlazione tra cibo e ambiente.
Allo chef va senz'altro il merito di inventare piatti vegetariani veramente innovativi

A seguire le considerazioni di alcuni tra i massimi esponenti della cucina attuale ( Ezio Santin, Aimo e Nadia Moroni, Viviana Varese e Tomaz Kavcic) che tra innovazione e tradizione considerano comunque la loro cucina come un break dall'alimentazione quotidiana, una pausa di piacere, che per definizione deve appagare completamente.

I lavori si sono conclusi con la degustazione di un ottimo Amarone firmato Allegrini e tra saluti e sorrisi gli scenari presentati restano ancora molto poco rosei. Di strada ce n'è ancora da fare!

Al convegno ho avuto l'onore di ricevere un bacio da un ospite stellare... Gualtiero Marchesi


Ho ritrovato amiche giornaliste come Cristina Viggè e un amico fotografo (Paolo Picciotto che firma questi ultimi 3 scatti)


e ho fatto nuovi incontri che spero facciano nascere future collaborazioni: Mario Cucci (direttore di Mediavalue e responsabile della comunicazione dell'associazione Le Soste) e (anche se non ho la sua foto purtroppo) Susanna Amerigo di "Non so cucinare ma" .






14/04/16

A Milano per i FUORI SALONE: il meglio da vedere...cap 1


E' il terzo giorno di esposizione e nel mio girovagare cittadino per i FUORISALONE penso di poter iniziare a tirare le fila del discorso raccontandovi ciò che secondo il mio punto di vista vale la pena vedere.

Partiamo da zona Sant'ambrogio dove come tutti gli anni merita una visita uno degli showroom più belli di Milano: sto parlando dello SPAZIO ROSSANA ORLANDI in via Bandello.



Qui troverete il sempre adorabile cortile interno colmo di dettagli da scoprire dove potrete anche prevedere una pausa mangereccia dato che è attivo un piccolo temporary restaurant. 


Nota dolente per me quest'anno è il passeggino a causa del quale non ho potuto visionare tutto. Tuttavia ho comunque potuto prendere spunto per una sedia dedicata a ospiti poco graditi... e per un'originale luce dedicata a chi ama scirvere

 


Fuori dallo spazio una ditta presentava un progetto di allestimento di ingresso...in un furgone! Geniali...

Proseguendo verso Sant'Ambrogio si incontra un altro spazio espositivo sempre interessante e si tratta del DOUTDESing dedicato ai designer under 35. Qui ho potuto vedere varie cose interessanti: dalla serra innovativa per la coltivazione in città al portavaso che dona alla pianta la giusta luce per sintetizzare il nutrimento, dal remo che pagaiando raccoglie i dati di acqua e fondali al frigorifero intelligente dal design funzionale.


La tappa in via San Vittore 49 è obbligatoria anche per vedere EAT URBAN: un giardino allestito con vari motocarri più o meno vintage che offrono cibi da passeggio di varie nazionalità.

 


Arrivando in Sant'Ambrogio, nell'attesa che domani inizi la mostra mercato dedicata a fiori e piante ho avuto modo di conoscere una bella realtà: RIVELAMI, una società che ha creato una collezione di sedute da esterno utilizzando vele nautiche, dalle quali i prodotti ereditano importanti caratteristiche come l'essere anti-muffa.

Cambiamo zona e spostiamoci nel BRERA DESIGN DISTRICT dove nella marea di eventi che ho incrociato ricordo alcune installazioni e alcune cosette divertenti: il tostapane che fa i dispetti, delle luci che diventano ciò che vuoi, le teiere che "versano" musica, il vecchio librone che diventa digitale 3D...




Il vero spettacolo arriva poi con i lampadari di Baccarat che hanno illuminato lo splendore dell'accademia di Brera con una festa pazzesca alla quale purtroppo non ero invitata...peccato!



Tappa obbligatoria per l'ORTO BOTANICO perchè anche solo la location merita di essere visitata ma dove troneggia un bellissimo progetto di palestra outdoor da suggerire a molte amministrazioni comunali (a partire da quella del mio paese!)




Per ora il mio voto dell'edizione 2016 del FUORISALONE è...

A domani per la recensione di via TORTONA!













08/03/16

Un futuro di "CLASSE": Divergent vs Hunger Games

Ieri sera sono finalmente riuscita a vedere il primo episodio della nuova saga futurista "DIVERGENT", non vi nego che ho amato "Hunger games" quindi sono andata un po' sul sicuro leggendo la trama proposta da Sky.

  vs  
Le somiglianze tra i due film sono indiscutibili: la protagonista eroica e intelligente che cerca di distruggere il sistema e soprattutto un futuro immaginato con una società divisa in caste.

In Hunger Games la suddivisione della popolazione in 12 caste avviene per ricchezza e il passaggio da un gruppo sociale all'altro non è assolutamente possibile: il povero resta povero e il ricco resta ricco. La trama di Divergent invece basa la classificazione in "fazioni" che hanno come discriminante le inclinazioni caratteriali degli abitanti: Eruditi, Pacifici, Candidi, Intrepidi e Abneganti. Essendo basate sui temperamenti dei singoli, proprio a questi ultimi è demandata la scelta della propria fazione al raggiungimento dell'età adulta: " La fazione prima del sangue" è la base della filosofia della società, di conseguenza accade che i singoli lascino le famiglie di provenienza per inseguire le proprie inclinazioni, senza avere la possibilità di cambiare più la scelta, pena la reclusione tra i gli "esclusi", una sorta di sesta casta che sopravvive grazie ai benefattori e che non ha obiettivi.

Se in Hunger Games non viene molto approfondito il motivo per cui la popolazione è stata divisa in caste perchè il clou è il reality show, in Divergent la ragione è la storia stessa: è il modo migliore per mantenere la pace, affidando il governo a coloro che si dedicano agli altri ovvero gli abneganti ma gli Eruditi, pensando di essere più adeguati governatori, tentano il colpo di stato.

In ogni caso le prospettive di questi futuri che ci mostrano i registi (aggiungo anche l'altro film di cui ho già parlato, Il mondo di Jonas) sono interessanti quanto angoscianti Un futuro quasi sempre negativo ci prospettano gli ultimi film.
Del resto la cronaca, gli esperimenti genetici e l'entusiasmo per la liberalizzazione di madri surrogate e commercializzazione di ovuli non lascia ben sperare. Il futuro che ci stiamo costruendo è angosciante.
Lungi da me iniziare una crociata, preferisco rifugiarmi nel pensiero confortante che nel futuro ci siano ancora uomini come il personaggio maschile di Divergent "Quattro" interpretato dall'attore Theo James che purtroppo i registi dimenticano spesso! (Commento clamorosamente femminile solo perchè oggi è la festa delle donne!


Voto per entrambi i film

Hunger Games per i fantastici costumi e Divergent per gli attori